1. Chiara, come è iniziata la storia della tipografia Priulla?
"La storia della Tipografia Priulla inizia nel 1863, quando il bisnonno di mio padre, insieme allo zio, che era editore, fondò l'azienda. Da allora, attraverso quattro generazioni, la nostra famiglia ha sempre coltivato una profonda passione per l'arte della stampa, contribuendo attivamente alla diffusione della cultura a Palermo e non solo. Questa tradizione familiare attraversando le generazioni ha permesso alla Tipografia Priulla di evolversi nel tempo, abbracciando sempre per primi le innovazioni tecnologiche ma mantenendo nel tempo saldi i valori e l'attenzione alla qualità che ci contraddistinguono da oltre 160 anni".

2. Parliamo proprio di questi 160 anni di storia. Ci sono stati secondo te dei momenti chiave che ne hanno segnato in positivo l'evoluzione?
"Uno dei più significativi è stato l'investimento in una macchina da stampa a 8 colori convertibile, che ha reso l'azienda pioniera in Sicilia nell'adozione di questa tecnologia avanzata. Questo investimento ha permesso di ampliare la gamma di servizi offerti, migliorando la qualità delle stampe e aumentando l'efficienza produttiva.
Le macchine da stampa offset 8 colori convertibili erano progettate per offrire una flessibilità superiore nella stampa di materiali complessi e ad alta resa cromatica. La struttura convertibile consentiva di passare rapidamente da una stampa a 8 colori fronte a una configurazione 4+4, che permetteva di stampare fronte e retro in un unico passaggio senza compromettere la qualità. Grazie al maggior numero di gruppi stampa, era possibile utilizzare colori speciali, come Pantoni dedicati, e ottenere sfumature più precise e brillanti. Inoltre l’adozione di questa tecnologia aprì al supporto di una vasta gamma di grammature e tipologie di carta, permettendo la realizzazione di prodotti editoriali più ricercati, come cataloghi di alta gamma e packaging di lusso.
Altro momento cruciale fu senz’altro l'inaugurazione dello stabilimento di Viale Regione. Questa espansione è stata probabilmente il punto di svolta che ha consentito di ottimizzare i processi produttivi, offrendo spazi più adeguati per la disposizione delle attrezzature e lo stoccaggio e migliorando l'ambiente di lavoro per tutto il team".

3. La tradizione familiare è un valore importante per l’imprenditoria. Come siete riusciti a mantenerla viva attraverso le generazioni?
"Siamo riusciti a mantenere viva questa eredità tramandando un mestiere, ma anche uno spirito: quello della passione per la stampa, della cura per i dettagli e della volontà di innovare senza mai perdere il rispetto per la nostra storia. Un equilibrio difficile tra radici e visione, tra antiche tecniche artigianali e innovazione tecnologica.
Ogni nuova generazione ha portato con sé una sfida e una promessa: rispettare ciò che è stato costruito e spingerci sempre oltre. Ed è proprio questa continua evoluzione che ci permette di restare fedeli alla nostra identità, trasformando la tradizione in un valore vivo e contemporaneo, capace di adattarsi ai tempi senza mai perdere il suo carattere autentico".
4. Hai mai sentito nella tua crescita professionale, il peso di una tradizione cosi importante?
"Assolutamente sì, e non posso negare che a volte sia stato un peso difficile da portare. Crescere professionalmente all'interno di una realtà con oltre 160 anni di storia significa ereditare non solo un mestiere e una reputazione, ma anche una serie di scelte, dinamiche e metodi di lavoro consolidati nel tempo. È un privilegio, certo, ma può anche diventare un vincolo, soprattutto in un settore come il nostro, dove l’innovazione tecnologica e le nuove esigenze del mercato richiedono un approccio sempre più flessibile e dinamico.
Ci sono stati momenti in cui mi sono trovata a dover fare i conti con decisioni che non sempre rispecchiavano la mia visione per adattarsi a un mondo in continua evoluzione. Il settore della stampa è cambiato radicalmente con l’avvento del digitale, delle nuove tecnologie e delle esigenze di personalizzazione sempre più spinte. A volte ho sentito la resistenza al cambiamento, la difficoltà di rompere con certe abitudini e di spingere l’azienda verso nuove direzioni senza snaturarne l’identità.
Ma è proprio in queste sfide che ho trovato la mia forza. Il peso della tradizione può essere un fardello, ma anche un trampolino di lancio. Ho imparato che il segreto non sta nel rimanere ancorati al passato, ma nel reinterpretarlo, nel trovare un equilibrio tra rispetto per la storia e necessità di innovazione. Ogni scelta difficile è stata un’opportunità di crescita, ogni ostacolo una spinta a dimostrare che la tradizione non deve essere un freno, ma una base solida su cui costruire il futuro".


5. Priulla ha avuto occasione di gestire lavori tipografici di altissimo profilo, di quali ti senti più orgogliosa oggi?
"Negli anni abbiamo reso su carta tanti progetti interessanti ma anche volumi di grande importanza culturale, certamente per mia affinità ho amato moltissimo i volumi stampati per la casa editrice Novecento. Oggi sicuramente i progetti a cui sono più legata sono volumi che riguardano la storia della nostra città, i testi sull’immenso patrimonio artistico e architettonico siciliano, come quelli divulgati dalla casa editrice Lettera22. Se vogliamo trovare un denominatore comune, in generale mi rende orgogliosa la sensazione di riuscire a stabilire una sinergia intellettuale e creativa con l’idea progettuale del cliente, essere il suo tramite per una realizzazione al 100% in linea con le sue aspettative".
6. Come hai vissuto nel tuo lavoro la transizione digitale e come avete saputo integrarla in un mestiere cosi profondamente connesso alla sensorialità e alla materia.
"La transizione digitale riguarda tutto e tutti, ma in questo scenario noi stiamo puntando a far sopravvivere la particolarità, i tratti unici di ogni lavoro che realizziamo. Ogni volume è unico, non sono prodotti in serie, industriali, ogni libro per me ha la sua anima, la sua aura, i suoi colori, la sua carta e il suo odore. Si parla tanto della necessità di riconnettersi con la realtà e noi con il nostro lavoro cerchiamo di fare proprio questo, mantenere viva la relazione con il reale, l’aderenza con l’esperienza sensoriale. Più forte si afferma la deriva digitale, più storicamente rilevante diventa il nostro ruolo.
7. Oggi la vostra azienda ha una nuova identità nata da una partnership professionale di grande valore. Raccontaci del sodalizio con Claudio La Corte e dei valori che guidano la vostra azienda oggi.
"Ogni cambiamento può essere una chance di miglioramento. Per stare al passo con i tempi, abbiamo dovuto reinterpretare il nostro ruolo, ci siamo dovuti reinventare e in questo Claudio è stato ed è un ottimo compagno di viaggio, visionario, leale ma anche molto concreto".
8. Raccontaci una cosa che ammiri e una che proprio non sopporti di Claudio!
"Partiamo da quella che non sopporto: detesto quando mi chiama per telefono da una stanza all’altra in viva voce con un’eco insostenibile! Seriamente parlando le peculiarità che ammiro di più di lui sono la sua empatia e la sua capacità di non arrendersi mai davanti alle difficoltà, e non ultimo la sua professionalità e conoscenza del nostro lavoro".


9. In ambito professionale sei considerata una persona dal carattere forte, con idee molto precise e nessuna remora ad esprimerle, ma quanto quest’immagine rispecchia la tua personalità nel privato?
"Si, ho un carattere forte, un’innata propensione per la precisione, per questo alle volte sono anche molto “camurrusa” (pedante per i forestieri). Cerco sempre la perfezione. È un atteggiamento che può sfinire, alle volte anche me!".
10. In controtendenza con l’ossessione per i devices digitali, si registra negli ultimi anni un ritorno al piacere del libro, della lettura, della carta. Ma come si evolverà la stampa nel futuro secondo te?
"I trend dimostrano questo progressivo ritorno al piacere sensoriale di avere un bel libro tra le mani, ma personalmente non sono così ottimista, penso che il futuro rischi davvero di essere una nuova epoca buia a livello culturale se ognuno di noi non fa la sua parte. Regalare un libro può essere un piccolo contributo, una piccola azione per diffondere cultura, conoscenza e bellezza. Oggi c’è molta più attenzione per la moda o per il food di quanta non ce ne sia per la letteratura, In merito a questo commento sempre ironicamente che nel futuro avremo più friggitorie che tipografie. A parte le battute credo si sia persa la bellezza della lentezza, del processo step by step. Siamo tutti ormai abituati ad avere tutto e subito e con questo nuovo mondo dobbiamo comunque farci i conti. La stampa sarà sempre più veloce nella sua produzione ma penso che nel tempo sarà sempre più legata alla ricerca di uno stile unico, fatto di nobilitazioni e particolari che rendono un prodotto editoriale un vero e proprio oggetto di design".
11. Sei imprenditrice sin dall’inizio della tua carriera, molti sostengono che il mondo del lavoro sia ancora un ecosistema profondamente maschilista e che il percorso di affermazione per una donna sia per questo più complesso, queste difficoltà le hai mai sperimentate personalmente?
"Assolutamente si. Mi è capitato più volte che alcune persone abbiano preferito relazionarsi direttamente con Claudio per discutere dei loro lavori o di questioni amministrative semplicemente perché “uomo”, anche se in azienda io e Claudio siamo sostanzialmente interscambiabili. Ma devo dire che anche in questo ogni qual volta si è verificato, Claudio si è sempre dimostrato un partner molto attento, rimandando sempre con savoir faire la questione alla mia attenzione".


12. Quali momenti del tuo lavoro ti emozionano maggiormente, quali senti più “tuoi”
"Senz’altro la consulenza sullo sviluppo delle progettualità di un cliente: è in quel momento che senti davvero di poter contribuire in maniera determinante al successo di un progetto che va molto al di là del prodotto materiale in sé".
13. Togliti un sassolino dalla scarpa, c’è qualcosa in cui pensi di esserti presa una rivincita?
"Si. Ed è storia recente, quando io e Claudio ci siamo decisi a reinventare il nostro workflow, operando una scelta decisa nella direzione di rimanere al passo con i tempi, c’era chi pensava che saremmo usciti di scena. Invece oggi posso dire orgogliosamente che hanno solo sottovalutato il valore della nostra conoscenza del mestiere e di una storia professionale lunga 160 anni".
13. Un lavoro di stampa è sempre il risultato di un confluire di idee, di emozioni ma anche di quell’affinità che nasce nello sviluppo di un progetto. Delineaci il tuo cliente ideale, quello che, secondo te, troverebbe il suo partner perfetto nella vostra azienda.
"Più che di un cliente ideale parlerei di un rapporto professionale ideale. La riuscita di un progetto è sempre strettamente legata alla capacità di ascolto di entrambe le parti. Essere disponibili alla comprensione ma anche al compromesso. A volte ci arrivano proposte progettuali molto ardite e spesso il nostro lavoro sta nell’inventarci soluzioni tecnicamente valide che risolvano quel rebus, il nostro compito è quello di riuscire a realizzare i sogni dei nostri clienti o comunque di portarli sempre nella direzione della scelta migliore sia per loro
aspettative che per la sostenibilità economica dei loro progetti".